Quarant’anni di Sanità – L’Ordine dei Medici di Vercelli presente a Roma

Ordine dei Medici di Vercelli presente a Roma per celebrare i quarant’anni del  Servizio Sanitario Nazionale con una rappresentanza composta dal presidente Pier Giorgio Fossale e dal tesoriere Sergio Macciò.

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Era il 23 dicembre del 1978 quando il Presidente della Repubblica Sandro Pertini promulgò la legge 833 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale.

La Legge costituisce lo strumento per tutelare il diritto alla salute così come previsto dall’articolo 32 della Costituzione:”La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività mediante il Servizio Sanitario Nazionale”.

Un diritto inteso come prerogativa irrinunciabile di ogni essere umano, del suo vivere in una collettività e della sua libertà. La professione medica ha in tutti questi quarant’anni sempre garantito il diritto alla salute dei cittadini.

Una professione che secondo il Codice di Deontologia Medica “è fondata sui principi di libertà, indipendenza, autonomia e responsabilità”.

Gli operatori della sanità, i medici, grazie alle loro competenze garantiscono i diritti ai cittadini.

Un diritto che non appartiene allo Stato ma al cittadino.

Questa è la rivoluzione che noi auspichiamo: uno Stato dei Diritti, ove i professionisti, grazie al loro sapere e alle loro competenze, rendono praticabile e vera la nostra democrazia.

«La sanità italiana – commenta il Presidente Fossale – con tutti i suoi limiti è forse la migliore al mondo, per la preparazione dei suoi operatori e per l’accesso universale che garantisce: si impegni a essere meno azienda fredda e più compagna di percorso della gente; ma non le si taglino risorse, non si lascino contratti non rinnovati da anni e non si blocchi il turnover del personale, si adeguino i percorsi di specializzazione dei medici specialisti. La bilancia deve esser ben equilibrata: gli operatori sanitari si comportino con scienza e coscienza. Chi governa si impegni per misurare le effettive necessità della popolazione per garantire che, per esempio, le persone non debbano fare mesi di attesa per un esame al seno o per una Tac al cervello, ciò non è tollerabile; così come e’ profondamente ingiusto che qualcuno rinunci alle cure perché troppo costose e perché in quel campo di patologie il servizio pubblico non riesce a garantire adeguata presenza e azione.  Il verbo curare significa aver cura: ecco, oggi bisogna che ci si prenda cura di chi cura, premiando dove si deve premiare e limando dove si deve limare. E che la politica esca dalla demagogia e ascolti i professionisti operando in modo efficace e competente».

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