Il volto futuro dell’ospedale Sant’Andrea di Vercelli

Il 21 ottobre del 1962 veniva inaugurato l’ ospedale Sant’Andrea di Vercelli, quello che tutti noi oggi conosciamo e che viene utilizzato da 1700 utenti tutti i giorni.

Alcuni numeri: 64000 metri quadrati; 210000 metri cubi; 215 posti letto ordinari; 28 tra reparti e ambulatori.

Dal 1962 ad oggi sembrano passati secoli. L’Italia è cambiata ed è ora di parlare di futuro del Sant’Andrea che vede come protagonista un nuovo monoblocco per l’area emergenza.

Un vero e proprio cubo con al suo interno Pronto Soccorso, Rianimazione, Terapia intensiva, centrale di sterilizzazione e un blocco con le sale operatorie su un unico piano. Il complesso sorgerà in corso Abbiate, dietro l’ospedale. Ha una stima dei costi che si aggira sui trenta milioni.

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Proprio di questo si è parlato ieri, 25 marzo, nel corso di una tavola rotonda aperta al pubblico nella cripta della basilica di Sant’Andrea.


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«Tutto parte – ha esordito Chiara Serpieri direttore generale Asl Vercelli – dall’obsolescenza della struttura attuale che porta alla necessità di un rinnovamento del parco tecnologico e dall’esigenza di adeguamento normativo su antincendio e antisismica. I vantaggi di una costruzione ex novo si concretizzano nella certezza e abbattimento dei tempi di esecuzione e maggiore efficacia nella gestione del cantiere, senza interferire con l’attività ospedaliera. I costi di costruzione di una struttura nuova e tecnologicamente adeguata sono inferiori rispetto alla ristrutturazione delle aree esistenti. Inoltre, con questa soluzione, c’è la possibilità di realizzare in contemporanea i lavori di “umanizzazione” ovvero la ristrutturazione delle aree di degenza ospedaliera, all’interno del PO Vercelli».

Il Direttore Serpieri ha poi illustrato i passi del progetto:

«Coerenza con la programmazione regionale con invio della documentazione a febbraio 2017; creazione di un gruppo di progetto con delibera direzione generale  maggio 2017. Ad oggi la Regione ha approvato l’idea progettuale e sono in corso approfondimenti sulla procedura da utilizzare. L’idea  dello schema distributivo del nuovo edificio prevede Pronto Soccorso, Rianimazione e Sterilizzazione, spogliatoi e locali tecnici e blocco operatorio».


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Maura Forte sindaco di Vercelli ha sottolineato che «Il servizio sanitario è uno dei servizi fondamentali che dobbiamo offrire ai nostri cittadini».


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«Già nel 1962 – ha osservato Pier Giorgio Fossale presidente Ordine Medici di Vercelli – il nostro ospedale era all’avanguardia, innovativo  considerando il tessuto sociale cittadino a quei tempi. C’era stata grande capacità di vedere lontano. Cosa che, in una certa maniera, sta accadendo anche oggi perché così come è strutturato  l’ospedale, rispetto alla crescita tecnologica e  alla preparazione dei professionisti, non può reggere. O si ha la forza, soprattutto politica di andare avanti, o si rischia di non poter mantenere l’ospedale a Vercelli. Tra il 2014 e il 2015 abbiamo avuto delle grandi preoccupazioni per la gestione del rapporto economico finanziario del sistema. Su alcuni punti noi medici siamo stati determinati, non siamo arretrati, pensavamo che alcuni aspetti dovevano essere esposti con il giusto vigore accompagnato dalla giusta argomentazione. Noi medici di famiglia, di medicina generale, siamo l’interfaccia, abbiamo il polso sul sentire della popolazione, i dati di sensibilità dei cittadini reali. Raccogliamo le lamentele, le difficoltà e le sofferenze e non possiamo tenercele ma è nostro dovere esplicitarle a chi ha responsabilità organizzative».


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Giulio Zella presidente Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche di Vercelli ha commentato «È vero che l’ospedale che vediamo oggi è quello  inaugurato nel 1962 ma la sua storia è lunga otto secoli e io credo che, pochi ospedali in Italia e nel mondo, possano vantare un periodo così lungo al servizio di una comunità».


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La dottoressa Roberta Petrino direttore del Pronto Soccorso ha illustrato le caratteristiche di una struttura di medicina d’urgenza moderna «Una distribuzione dello spazio generalmente in open space dove ci sono box a vista ma tali da salvaguardare la privacy dei pazienti. A seconda delle dimensioni ci saranno delle isole con un numero relativo di letti e una serie di altre aree funzionali. Determinante rimane il fattore umano con l’attitudine, le competenze, la formazione, il bilancio lavoro vita personale, l’organizzazione dei percorsi, l’ambiente e la giusta tecnologia».


Al termine dell’incontro a prendere la parola è stato l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta «Il tema dell’edilizia sanitaria è molto delicato perché in Italia abbiamo strutture ormi vecchie e obsolete che limitano il miglioramento del sistema sanitario anche per quanto riguarda le tecnologie».

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L’Assessore ha esternato che la Regione ha approvato formalmente il progetto che poi partirà per realizzarsi in concreto. «Prima che il mandato si concluda volevamo che il piano progettuale di Asl Vercelli non andasse perso. Oggi siamo qui ad illustrare il progetto per mettere un punto fermo e per dare concretezza. Il lavoro svolto fino ad ora è buono e sulla base di ciò che è emerso assumeremo le decisioni con il presidente della Regione Chiamparino per realizzare un’opera fondamentale e da tempo attesa».


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